La terapia

Se l’uso di cocaina è sfuggito al controllo, e sei alla ricerca di una soluzione per questo problema, ci sono due cose che devi sapere (e che non ti piacerà sentire).

Primo

Ad oggi, in tutto il mondo, non esistono terapie di provata efficacia per il trattamento della dipendenza da cocaina. I farmaci e le psicoterapie possono contribuire ad un miglioramento della situazione generale, ma non c’è nulla che abbia dimostrato in maniera inequivocabile la sua efficacia nel risolvere in maniera radicale il problema.

Secondo

La dipendenza da cocaina è considerata dalla comunità scientifica internazionale una malattia cronica, soggetta a ricadute. Questo significa che se hai sviluppato una dipendenza, sarai sempre a rischio di ricaduta!

cocaina disperazioneQuindi? Non c’è niente che si possa fare?!? Non c’è modo di venirne fuori?!?

No, non è così.
Sono molte le cose che si possono fare, e la conoscenza specifica del problema, unita all’esperienza della nostra equipe, ci permette di risolvere positivamente la maggior parte delle situazioni di cui ci facciamo carico. Inoltre la terapia che abbiamo messo a punto grazie alla sperimentazione scientifica sta dando risultati sempre migliori, grazie anche all’esperienza che stiamo accumulando

 

 

1. Il primo colloquio:

cocaina primo colloquioOgni paziente ha la sua storia da raccontare, che è diversa da quella di qualsiasi altro paziente. Attraverso il colloquio clinico ed alcuni test, cerchiamo di capire come sia potuto succedere alla persona che abbiamo davanti, di trovarsi davanti a noi a parlare dei suoi problemi con la cocaina, quale sia il suo livello di compromissione generale, e quali siano le sue maggiori fragilità e i suoi punti di forza.

Sulla base di questo primo inquadramento è possibile capire se l’obiettivo è alla portata della nostra equipe oppure no.

Siamo ben consapevoli dei nostri limiti, per cui se ad esempio il paziente presenta importanti problemi psichiatrici (oltre alla dipendenza da cocaina), sappiamo di non essere attrezzati per farcene carico, ed è bene che il paziente si rivolga a strutture specializzate nelle così dette doppie diagnosi (cioè diagnosi di dipendenza correlata a problemi psichiatrici), qui puoi trovare alcuni indirizzi. Un altro caso è quello in cui il paziente è talmente compromesso dall’uso di cocaina da aver fatto terra bruciata intorno a sé perdendo il lavoro, o la famiglia. Generalmente, anche in questo caso, il tipo di presa in carico comporta aspetti per i quali non siamo in grado di fornire soluzioni, quali ad esempio un reinserimento sociale e lavorativo, che può essere seguito dai Servizi per le Dipendenze (Ser.D.) presenti sul territorio.

Se ci sono le condizioni per iniziare un percorso terapeutico si passa alla fase successiva.

 

2. Il superamento del craving:

neuroimaging cocainaQuesto è decisamente un punto fondamentale. L’astinenza da cocaina, nella maggior parte dei casi, non provoca sofferenza fisica (a differenza di altre dipendenze), ma genera uno stato di malessere caratterizzato da ansia, nervosismo, agitazione, e soprattutto un fortissimo desiderio e una fortissima pulsione (CRAVING) ad usarne ancora. Se si riesce a restare puliti abbastanza a lungo, questo impulso diminuisce in parte, ma è possibile che ricompaia all’improvviso con tutta la sua violenza anche a distanza di parecchi giorni, mesi o anni.

Fino a poco tempo fa usavamo diversi farmaci per cercare di tenere il craving sotto controllo, con risultati altalenanti.
Il 2013, con la pubblicazione delle ricerche di Bonci su Nature, e l’inizio della sperimentazione, ha rivoluzionato tutto. L’utilizzo della TMS come terapia principale per il controllo del craving da cocaina ci ha permesso di ridurre drasticamente l’uso dei farmaci, che in alcuni casi non sono usati per nulla. Per avere maggiori informazioni sulla TMS, che cos’è e come funziona, leggi qui.

 

3. Fattori di rischio, fattori di protezione:

alcol cocainaLa TMS è uno strumento potente, che ci sta dando risultati insperati, tuttavia non va intesa come una specie di bacchetta magica in grado di cancellare improvvisamente comportamenti fortemente radicati, magari da parecchi anni. È chiaro che si deve andare ad agire anche su altri fattori di rischio, oltre al craving.

Se ad esempio non sei disposto a mettere sotto controllo anche l’uso di alcol, le probabilità che l’euforia alcolica (anche leggera) ti porti a concederti una  righetta sono alte. Oppure, se il vuoto lasciato dall’uso di cocaina ti ha annichilito, e non riesci a trovare le risorse per riempirlo di nuovi interessi, passioni, obiettivi, allora il ricordo di quando tutto era più semplice, e bastava una botta per non pensarci, potrebbe fregarti.

Sono molti i fattori di rischio di cui tenere conto (per un approfondimento leggi qui), per questo motivo chiediamo sempre di avere un referente affettivo del paziente (compagna, parente o amico stretto) con cui confrontarci apertamente, che ci dia un feedback obiettivo sullo stato di salute del paziente nella vita di ogni giorno.

 

4. Visite di controllo,

cocaina controllo medicoI primi giorni, generalmente la prima o le prime due settimane, sono dedicati alla terapia quotidiana con TMS, alla conoscenza approfondita della storia del paziente, e alla messa a punto delle strategie di riduzione dei fattori di rischio per quando il paziente rientrerà alla sua quotidianità.

Per i tre mesi seguenti sono previste visite di controllo a cadenza settimanale. La frequenza delle visite si può intensificare o ridurre a seconda di come il paziente risponde alla terapia. Generalmente dopo questa prima fase si passa ad una visita ogni due settimane, poi una volta al mese e così via.

Mediamente, la presa in carico di un paziente può variare dai sei mesi a oltre un anno, ma è bene ricordare che in questo periodo il paziente può continuare a vivere normalmente la sua quotidianità, a casa sua, vicino ai suoi affetti e agli impegni lavorativi.

 

5. Conclusione: psicoterapia sì, psicoterapia no.

psicoterapia cocainaLa conclusione del percorso è decisa di comune accordo, quando la stabilità dei mutamenti avvenuti nella vita del paziente appare consolidata, e, soprattutto, l’uso di cocaina è completamente cessato.
In questo percorso possono esserci momenti buoni e meno buoni, possono esserci ricadute oppure può andare via tutto liscio, può essere necessario fare piccoli aggiustamenti oppure cambiamenti radicali. In alcuni casi potrebbe essere necessario intraprendere un percorso di psicoterapia, in altri no (per un approfondimento su questo aspetto leggi il post: Cocaina e Psicoterapia: un legame diabolico…).

Quello che accade in molti casi è che il paziente, abituato a vivere sotto la costante pressione del desiderio di cocaina (CRAVING), si trovi improvvisamente spiazzato dall’assenza di craving, ottenuta grazie alla terapia.

Il professor Zucca-Alessandrelli e il professor Tagliagambe, psicoterapeuti psicanalisti di fama internazionale, hanno scritto un bellissimo e profondo articolo sulla condizione di questi pazienti liberati dal craving grazie alla TMS, ma ancora prigionieri di pensieri, abitudini e sofferenze psicologiche che fanno da corollario alla dipendenza da cocaina, e che necessitano di una presa in carico dal punto di vista psicoterapico (ti invito a leggere l’articolo completo a questo link).

 

Bene, spero di averti dato informazioni preziose…

Se stai prendendo in considerazione l’idea di farti aiutare sul serio per venire fuori dall’incubo della cocaina, COMINCIA DA QUI

Se desideri avere maggiori informazioni scrivimi a info@terapiacocaina.com, o lascia un commento qua sotto, grazie!