Cosa ci insegna la luce rossa, nella gabbietta di un topolino cocainomane?

By | 20 settembre 2015

I topi di laboratorio sono particolarmente golosi di cocaina.

condizionamento topolini cocainaSe li mettiamo in una gabbietta dove, premendo una leva, ricevono cocaina, appena fanno il collegamento leva-cocaina, si attaccano alla leva e continuano a premerla infinite volte. Smettono di dormire, si disinteressano al cibo, non degnano di uno sguardo le femmine in calore che provano a corteggiarli (!). La loro esistenza si trasforma rapidamente nella ripetizione meccanica di un solo gesto: premere quella leva per avere cocaina, tutto il resto non conta più nulla.

Se smettiamo di dargli cocaina, il topo inizialmente si dispera (i topi si disperano?!?), si attacca alla leva e continua a premerla, inutilmente, anche per giorni. Poi, pian piano, si rassegna, finché non la smette del tutto.

Se lasciamo passare qualche settimana, tempo che, in proporzione, corrisponde a molti mesi per un uomo, vediamo che il topo non rivolge più alcuna attenzione alla leva.

Eppure, molto rapidamente, possiamo indurre il topolino a premere di nuovo la leva, come se tutto l’intervallo di tempo non fosse mai trascorso.

In che modo?

Esistono vari modi, e ognuno di questi ci insegna qualcosa sui fattori di rischio ricaduta anche per gli esseri umani:

1. Far tornare alla memoria.

film cocainaL’olfatto, spesso sottovalutato, è un senso potentissimo (specialmente per i topi) ed è strettamente legato al sistema della memoria. Basta che il topo torni a sentire l’odore della cocaina, per rimettere in moto la pressione compulsiva della leva. Nell’uomo questo può avvenire anche attraverso la vista, che è il senso per noi più importante. Ciò non significa che basta vedere un film con scene di cocaina per determinare con certezza una ricaduta, però è difficile che un consumatore abituale resti indifferente a certe scene, ed è anzi molto probabile che la voglia faccia capolino…

2. Ripresentare degli stimoli associati al consumo.

luce rossa cocainaNella fase in cui davamo cocaina al topo, ogni volta che premeva la leva accendevamo anche una luce rossa, che diventava così per il topo l’annuncio che la coca stava arrivando. A distanza di settimane dall’ultima volta che abbiamo somministrato cocaina, basta riaccendere la luce rossa perché il topo si precipiti a pigiare la leva, nella speranza di ricevere qualcosa. Lo stimolo associato, che per il topo è la luce rossa, per l’uomo è tutto il contorno di ambienti, persone, situazioni, abitudini, che erano associate al consumo. Disintossicarsi dalla cocaina senza poi andare a modificare le proprie abitudini e frequentazioni, significa giocare col fuoco e tenere aperte le porte ad una possibile ricaduta.

3. Dare un po’ di euforia, con altre sostanze.

birra e cocainaSe diamo da bere al topino, che ormai da tempo si è rassegnato a non premer più la leva, dei piccoli quantitativi di alcol, puoi star certo che in brevissimo tempo lo troverai attaccato alla leva, a chiedere cocaina. Nella nostra esperienza clinica, questo accade spessissimo anche nell’uomo. Questo è un aspetto molto importante, che va gestito con attenzione, perché l’alcol, le canne, ed altre sostanze, sono potenti fattori di rischio ricaduta nella cocaina, e lo sono anche per chi non ha un problema di dipendenza alcolica o da canne.

4. Mettere il topino sotto stress.

stress cocainaNella gabbietta del nostro topolino possiamo mettere una griglia elettrificata al posto del pavimento, e inviare così al povero animale delle brevi scosse. Queste, pur non mettendolo in pericolo, sono abbastanza fastidiose da metterlo in una condizione di allerta costante, ovvero di stress. E indovina un po’ come reagisce il topo, oramai disintossicato da tempo, in questa situazione? Va a premere la leva in cerca di cocaina. Nell’uomo accade esattamente lo stesso: anche se di solito non vivono in gabbie con il pavimento elettrificato, anche i pazienti disintossicati si trovano a fronteggiare momenti più o meno stressanti, e il loro sistema nervoso è abituato a reagire agli stress con l’uso di cocaina.

 

Questi sono solo alcuni dei fattori di rischio ricaduta per un consumatore abituale di cocaina. Ce ne sono molti altri naturalmente, ma questi, che ci insegnano i topini cocainomani, sono particolarmente importanti, perché fanno riferimento a delle modificazioni neurali che sono alla base dell’insorgenza e del mantenimento della dipendenza da cocaina.

La sfida è trovare il modo di rendere reversibili queste modificazioni, per ridare piena funzionalità alle aree colpite dall’uso prolungato di cocaina. La TMS è la prima terapia ad operare con questo obiettivo dichiarato, ed i primi risultati della sua sperimentazione sono davvero promettenti.

Se desideri avere maggiori informazioni scrivimi a: info[chiocciola]terapiacocaina.com, o lascia un commento qua sotto, grazie!

5 thoughts on “Cosa ci insegna la luce rossa, nella gabbietta di un topolino cocainomane?

    1. albertoterraneo Post author

      Caro Gianni,
      è chiaro che è difficile smettere. Se chiedi ad un daltonico di distinguere i colori, lui non sarà in grado di farlo, non per mancanza di buona volontà, ma per la compromissione del sistema di riconoscimento cromatico. Lo stesso accade al dipendente da cocaina, dove la compromissione di alcune aree cerebrali frontali rende impossibile il distacco dalla sostanza, quindi non c’è buona volontà che tenga. Se vuoi approfondire questo aspetto, leggi anche “La cocaina è solo un vizio passeggero, smetto quando voglio…!”
      Se sei interessato al trattamento con TMS per risolvere il tuo problema, scrivimi a info@terapiacocaina.com

      Reply
  1. Piero

    Gentile dottore
    Sarei interessato a sottopormi al trattamento tms
    Grazie

    Reply
    1. albertoterraneo Post author

      Piero,
      intanto stai partendo con il piede giusto, cioè ammettere di avere un problema e ammettere di avere bisogno di un aiuto per venirne fuori. Compiere questo primo passo è spesso la cosa più difficile.
      Contattami con una mail a info@terapiacocaina.com, e cerchiamo di trovare insieme una soluzione che faccia al caso tuo, grazie!
      Alberto

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